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Alessandro Pennacchio
Poesie e altri sfaceli

 

La poesia di Pennacchio non intende apprestare una galleria patetica di vittime a cui rivolgere parole di sostegno e amorevole comprensione. Il discorso è più complesso, perché l’autore vuole piuttosto mostrarci quanto il male sia per noi un oggetto attraente, quanto poco siamo in grado di resistere ai richiami delle sirene, quanto siamo coinvolti nella volgarità e nel crimine. Non si tratta neppure di un moralismo al contrario, accusatorio e colpevolizzante, perché Pennacchio è essenzialmente un realista (per giunta molto cupo), per il quale il male, la depravazione, l’abbrutimento costituiscono anzitutto la materia ideale e artisticamente più feconda a cui applicarsi. Che poi leggendo riusciamo a sentirci più vicini al dolore dell’altro o ad avvertire i morsi del senso di colpa, non è il fine bensì la conseguenza di questa scrittura, conseguenza benefica e certamente conosciuta e auspicata dall’autore stesso.

 

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